La Retribuzione Professionale Docenti non è un privilegio dei docenti di ruolo: spetta a tutto il personale docente, anche a chi ha solo supplenze brevi e saltuarie. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha ribadito accogliendo il ricorso di una docente di sostegno assistita dallo Studio.
In sintesi
Il Ministero la riconosce ai docenti stabili e nega la stessa voce ai precari che fanno lo stesso lavoro. Per i giudici questa disparità viola il principio di non discriminazione tra contratti a termine e a tempo indeterminato (art. 7 CCNL Scuola 2001, clausola 4 dir. 1999/70/CE, Cass. n. 20015/2018).
Risultato concreto: differenze retributive arretrate liquidate, oltre interessi. Un recupero che, anno dopo anno, vale più di quanto si immagini.
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Domande frequenti
Cos'è la Retribuzione Professionale Docenti (RPD)?
È una voce fissa dello stipendio del personale docente. Il Ministero la riconosce ai docenti di ruolo e, per prassi, la nega ai precari che svolgono le stesse mansioni.
La RPD spetta anche a chi fa solo supplenze brevi e saltuarie?
Sì. La RPD è dovuta anche per le supplenze brevi e saltuarie: la voce spetta a tutto il personale docente, senza distinzione tra contratto a termine e a tempo indeterminato.
Su quale principio si fonda il diritto?
Sul principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato (clausola 4 della direttiva 1999/70/CE, art. 7 del CCNL Scuola 2001), come affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20015/2018.
Cosa si può recuperare?
Le differenze retributive arretrate corrispondenti alla RPD non corrisposta, oltre agli interessi. È un recupero che cresce con il numero di annualità di servizio.
Come faccio a sapere se ho diritto?
La posizione va verificata sui contratti effettivamente svolti. Lo Studio offre una prima valutazione gratuita per stimare l'importo recuperabile.